Pin Monferrato DOC Rosso 2022

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Disponibilità : Immediata
Uvaggio : Nebbiolo e Barbera
Gradazione : 14,50%
Anno : 2022
Formato : 0,75 LT
Temperatura Servizio : 16-18 gradi
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Regione: Piemonte

Formato: 0,75 LT

Anno: 2022

Gradazione: 14,50%

Temperatura Servizio: 16-18 gradi

Tempo Conservazione: Fino a 20 anni

Vinificazione: Macerazione e fermentazione alcolica in vasche a temperatura controllata per circa 14 giorni. Fermentazione malolattica in botti di rovere francese, di secondo e terzo passaggio, e conseguente affinamento per 12 mesi. Affinamento in bottiglia per circa 6 mesi.

Uvaggio: Nebbiolo e Barbera

Abbinamento: Primi piatti al ragù, brasato con polenta, funghi e tartufo.

Solfiti: Contiene solfiti

Sede cantina: Castagnole delle Lanze (At) Via Annunziata, 17/A

Riconoscenti per il grande amore per la terra e per gli insegnamenti ricevuti, i fratelli Rivetti dedicano al padre Giuseppe il Pin Monferrato DOC Rosso: un vino morbido e complesso, che deve il suo equilibrio alla combinazione tra le uve Barbera e Nebbiolo, da cui nasce una armonia perfetta tra le note di frutti, fiori e spezie. E' il vino della domenica e delle feste in famiglia, ideale per accompagnare ricchi e corposi menù di terra.

Castagnole delle Lanze (Asti), primi anni sessanta: Rivetti Giuseppe, detto Pin, e Lidia sono agricoltori esperti, appassionati, lungimiranti; i loro figli Carlo, Bruno, Giorgio e Giovanna, ereditano passione e lungimiranza dai genitori perseguendo nel tempo traguardi importantissimi: nel 1977 avviano la prima produzione di Moscato, negli anni ottanta iniziano la lavorazione delle uve a bacca rossa, negli anni novanta si approcciano al Barbaresco e poi al Barbera. Intanto l’azienda cresce, con l’acquisizione di alcuni ettari a Grinzane Cavour e, nel 2001, con la nascita di Casanova della Spinetta, in Toscana. Il 2011 è l’anno dell’acquisizione di Contratto, storica casa spumantiera piemontese, nella quale i fratelli Rivetti riversano la loro conoscenza e la filosofia aziendale. Ultima, ma solo in ordine di tempo, l’acquisizione di alcuni ettari nei colli tortonesi dedicati alla produzione del Timorasso, nella convinzione che questo vitigno autoctono possa misurarsi senza timore con i più grandi vini bianchi del mondo.