
Nebbiolo Langhe DOC 2024
Attualmente non disponibile
Regione: Piemonte
Formato: 0,75 LT
Anno: 2024
Gradazione: 14,50%
Temperatura Servizio: 16-18 gradi
Tempo Conservazione: Fino a 15 anni
Vinificazione: Macerazione e fermentazione alcolica a temperatura controllata per circa quattordici giorni; fermentazione malolattica in botti di rovere francese di secondo e terzo passaggio; affinamento in bottiglia per sei mesi.
Uvaggio: 100% Nebbiolo
Abbinamento: Tagliolini e lasagne al ragù, risotto ai funghi e al tartufo, carne alla griglia, arrosto, bollito misto, formaggi semi-stagionati.
Solfiti: Contiene solfiti
Ingredienti e Valori Nutrizionali: Apri etichetta digitale
Sede cantina: Castagnole delle Lanze (At) Via Annunziata, 17/A
Dai vigneti di Neive, culla di grandi vini piemontesi, giungono le uve per il Nebbiolo Langhe Doc La Spinetta: un ottimo punto di partenza, cui si sommano l'esperienza e la passione che l'azienda dei fratelli Rivetti riserva ad ogni suo vino, in ciascuna fase di di produzione. Stappiamo dunque con fiducia questa bottiglia e lasciamoci raggiungere dai sentori di frutta fresca, di viole e di rose, assaporiamo il gusto morbido, i tannini gentili, la bella e prolungata persistenza.
Castagnole delle Lanze (Asti), primi anni sessanta: Rivetti Giuseppe, detto Pin, e Lidia sono agricoltori esperti, appassionati, lungimiranti; i loro figli Carlo, Bruno, Giorgio e Giovanna, ereditano passione e lungimiranza dai genitori perseguendo nel tempo traguardi importantissimi: nel 1977 avviano la prima produzione di Moscato, negli anni ottanta iniziano la lavorazione delle uve a bacca rossa, negli anni novanta si approcciano al Barbaresco e poi al Barbera. Intanto l’azienda cresce, con l’acquisizione di alcuni ettari a Grinzane Cavour e, nel 2001, con la nascita di Casanova della Spinetta, in Toscana. Il 2011 è l’anno dell’acquisizione di Contratto, storica casa spumantiera piemontese, nella quale i fratelli Rivetti riversano la loro conoscenza e la filosofia aziendale. Ultima, ma solo in ordine di tempo, l’acquisizione di alcuni ettari nei colli tortonesi dedicati alla produzione del Timorasso, nella convinzione che questo vitigno autoctono possa misurarsi senza timore con i più grandi vini bianchi del mondo.
