Barbaresco Gallina DOCG 2022

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Disponibilità : Immediata
Uvaggio : 100% Nebbiolo
Gradazione : 14,50%
Anno : 2022
Formato : 0,75 LT
Temperatura Servizio : 16-18 gradi
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Regione: Piemonte

Formato: 0,75 LT

Anno: 2022

Gradazione: 14,50%

Temperatura Servizio: 16-18 gradi

Tempo Conservazione: Fino a 30 anni

Vinificazione: Macerazione e fermentazione alcolica a temperatura controllata per circa 15 giorni; fermentazione malolattica in botti di rovere francese, per il 20 per cento nuove e il resto di secondo passaggio, con affinamento di circa 22 mesi, seguito da affinamento in bottiglia per circa 6 mesi.

Uvaggio: 100% Nebbiolo

Abbinamento: Brasato con polenta, risotto al tartufo bianco e ai funghi porcini, agnello e selvaggina.

Solfiti: Contiene solfiti

Sede cantina: Castagnole delle Lanze (At) Via Annunziata, 17/A

L'avventura di cantina La Spinetta nel mondo del Barbaresco inizia nel 1995, con l'acquisto di alcuni ettari nello storico Cru Gallina in Neive. Uno dei vigneti più celebri e preziosi, da cui arrivano le uve per questo Barbaresco morbido, sensuale, finemente profumato di frutti di bosco, viole e vaniglia, con accenni di menta ed eucalipto. Una bottiglia di gran classe, da stappare per giorni e menù altrettanto importanti.

Castagnole delle Lanze (Asti), primi anni sessanta: Rivetti Giuseppe, detto Pin, e Lidia sono agricoltori esperti, appassionati, lungimiranti; i loro figli Carlo, Bruno, Giorgio e Giovanna, ereditano passione e lungimiranza dai genitori perseguendo nel tempo traguardi importantissimi: nel 1977 avviano la prima produzione di Moscato, negli anni ottanta iniziano la lavorazione delle uve a bacca rossa, negli anni novanta si approcciano al Barbaresco e poi al Barbera. Intanto l’azienda cresce, con l’acquisizione di alcuni ettari a Grinzane Cavour e, nel 2001, con la nascita di Casanova della Spinetta, in Toscana. Il 2011 è l’anno dell’acquisizione di Contratto, storica casa spumantiera piemontese, nella quale i fratelli Rivetti riversano la loro conoscenza e la filosofia aziendale. Ultima, ma solo in ordine di tempo, l’acquisizione di alcuni ettari nei colli tortonesi dedicati alla produzione del Timorasso, nella convinzione che questo vitigno autoctono possa misurarsi senza timore con i più grandi vini bianchi del mondo.