Torchiato di Fregona DOCG Colli di Conegliano Ciàcoe 0,375 lt - Cà di Rajo

Prezzo speciale 23,90 € Prezzo predefinito 29,00 €
Il prodotto è disponibile per un ordine pari o superiore a 3 pezzi.
Disponibile e spedito a casa tua in 24-48 ore

Scheda prodotto

Scheda prodotto
Regione Veneto
Formato 0,375 LT
Anno annata corrente
Gradazione 15,00%
Temperatura Servizio 10-12 gradi
Tempo Conservazione Fino a 20 anni
Vinificazione Appassimento su graticci per sette mesi, due anni e mezzo in legno, cinque mesi di affinamento prima della commercializzazione.
Uvaggio Glera, Verdiso, Boschera, Autoctoni (Bianchetta, Daocio)
Abbinamento Da solo a fine pasto, con formaggi erborinati o pasticceria secca.
Altre curiosità
La denominazione Colli di Conegliano DOCG sottozona Torchiato di Fregona è stata creata nel 2011. Il Torchiato di Fregona nasce come vino della festa tra le famiglie contadine di Fregona: la leggenda vuole che sia stato un agricoltore a crearlo quando, date le avverse condizioni meteo, appese a maturare l’uva alle travi del granaio. Il metodo, ancora oggi laborioso e tradizionale, prevede l’appassimento delle uve appese o su stuoie di paglia, la pigiatura - torchiatura- a Pasqua (per questo è detto anche vin santo), la fermentazione in botti di rovere e acacia, la rituale degustazione il due di agosto e l’ulteriore affinamento in legno prima dell’imbottigliamento. Caldo e ambrato allo sguardo, profuma di frutta matura, passita, disidratata e in confettura, in bocca è dolce ma non stucchevole, con un piacevole persistente retrogusto amarognolo e caramellato. Da godere con formaggi erborinati o piccanti, oppure con dolcetti di frolla, o anhe da solo, in relax e in buona compagnia.
Descrizione produttore
Simone, Alessio e Fabio Cecchetto sono i tre giovani titolari di Ca’ di Rajo, azienda agricola ubicata a Rai di San Polo di Piave, in provincia di Treviso. I tre fratelli portano avanti con competenza e determinazione l’attività fondata dal nonno, ed anche la sua battaglia in difesa della bellussera, antico metodo di coltivazione della vite che fu ideato nella zona di Treviso dai fratelli Bellussi a fine ottocento per contrastare il flagello della peronospera. Si tratta un sistema a raggi che si sviluppa a circa tre metri di altezza da terra, in cui i filari ricamano il terreno come un merletto e formano un decorativo monumento naturale. Metodo molto sostenibile, pur se economicamente impegnativo e per questo praticamente in via di estinzione. Cà di Rajo lo difende a spada tratta e lo impiega nei quindici ettari di vigneti coltivati a Raboso del Piave, Glera, Chardonnay, Pinot Bianco, Sauvignon, Verduzzo, Merlot oltre al Manzoni Rosa 1.50 creato dal prof. Manzoni dall’impollinazione tra Traminer e Trebbiano, rarissimo autoctono che solo tre cantine producono e solo Cà di Rajo spumantizza. All’interno della tenuta troviamo la trecentesca chiesetta del Carmine e laTorre di Rai risalente al decimo secolo. Radici antiche e profonde tengono ben salda questa azienda dallo stile dinamico e contemporaneo, e costituiscono la vera ricchezza, storica e umana, da cui partire per raggiungere altissimi traguardi.